Sciocco chi crede che la politica si possa fare con scelte semplici

 

 

Ho sempre sostenuto che la politica deve essere fatta da chi è concretamente consapevole dell’enorme complessità della società contemporanea con la sua moltitudine delle problematiche afferenti la vita sociale, la sua organizzazione e gli interessi, non solo economici, che muove.

 

I fenomeni economici, e quelli sociali, sono il risultato del comportamento di milioni di persone che, anche quando si muovono secondo modelli comportamentali di massa, sono e restano, pur sempre individui che, in quanto tali, possono sfuggire alle stesse logiche di massa. Non a caso, le previsioni che si fanno, persino quelle degli “esperti” sono sistematicamente smentite dai fatti.

 

L’enorme mole della produzione legislativa fatta dall’uomo, sulle quali si sta sempre a lamentare le carenze, è la dimostrazione più evidente della grande difficoltà di regolamentare il mondo sociale. E questo è un dato storicamente definito, non è un problema solo di oggi, è un problema atavico, ultra millenario.

 

 

Renato Birolli - la trebbiatrice

Renato Birolli – la trebbiatrice

 

Quando sento qualcuno affermare che bastano soluzioni semplici e cose semplici da fare, non posso che pensare di avere di fronte a me, una persona sciocca.

 

La stessa cosa mi vien da pensare quando ascolto individui che teorizzano “la politica delle piccole cose”. Salumieri, massaie e filo profeti di visioni ascetiche, pensano che gestire la propria vita individuale sia la stessa cosa del gestirne milioni. Eppure essi proprio arrancano persino a gestire la loro singola vita.

 

Per le persone ignoranti, quelle che non hanno una concreta visione globale, le cose in cui non sono impegnate in prima persona, sono sempre facili da fare. Infatti, alcuni di queste si fanno persino eleggere, e falliscono miseramente. E anche questo è un dato storico assodato.

 

La politica deve essere fatta di scelte  e progetti  articolati, poiché devono muoversi in una società complessa in cui ogni singolo problema è interagente con altri. Prendiamo, ad esempio, il tema del lavoro. Ciò è possibile in modo strutturale e non episodico, solo se si crea sistema , se si interviene in tutti i settori e sub settori sociali.

 

Intanto, in Italia, mentre  destra, centro e centro sinistra, si lanciano in una politica dogmatico-ideologica contro certi diritti del lavoratori, la sinistra s’illude che con il solo rilancio dei lavori pubblici, il salario minimo e la semplice regolamentazione dei contratti di lavoro, si risolvano le questioni di quest’importante aspetto della vita sociale.

 

Tutte toppe messe su un abito ormai lacero. Ancora una logica che insegue i problemi per crearne persino altri. La questione del lavoro si risolve anticipando i tempi, disegnando un sistema che si strutturale. Qua si tratta di:

 

  • Pianificare l’industrializzazione sul territorio.
  • Sviluppare un piano nazionale  industriale.
  • Sviluppare piani industriali regionali, perché bisogna puntare a che le regioni possano raggiungere il maggior livello possibile di autosufficienza dei beni e dei servizi prodotti. Cioè fare delle economie locali il fattore nevralgico dello sviluppo economico.
  • Elaborare un piano nazionale e regionale dello sviluppo turistico.
  • Sviluppare un piano nazionale della salvaguardia del paesaggio, dei beni ambientali in chiave ecologica ed economica.
  • Sviluppare un piano nazionale della promozione dei beni culturali.
  • Sviluppare un piano nazionale del trattamento e smaltimento degli rsu, con tanto di sistema correlato industriale regionalizzato.
  • Sviluppare un piano nazionale della politica bancaria e del credito alle aziende.
  • Sviluppare un piano nazionale di riassetto della pubblica amministrazione e delle procedure burocratiche.
  • Sviluppare un piano nazionale e regionale dell’edilizia e dei lavori pubblici.
  • Sviluppare una nuova legislazione del lavoro che garantisca chi lavora e punisca chi si defila.
  • Elaborare un ruolo moderno dei sindacati che devono smettere di fare politica e diventare luogo di difesa dei diritti dei lavoratori, luogo di progetto e proposta industriale, luogo di collocazione dei lavoratori.
  • Sviluppare una nuova legislazione di previdenza sociale che non faccia venir meno i consumi per chi è senza lavoro (reddito di cittadinanza).
  • Riformulare la scuola (che va inventata), l’università, la ricerca, e l’avvio ai mestieri.
  • Eliminare l’obbligo di iscrizione agli albi professionali per esercitare le professioni (io eliminerei proprio gli albi), introducendo solo un esame abilitativo gestito dalle università.
  • Imporre alle aziende la formazione del personale.
  • Reprimere con veemenza, e dico proprio veemenza, la criminalità organizzata, la concussione e la corruzione, l’evasione fiscale.
  • Incentivare la cooperazione tra aziende ai fini della ricerca scientifica e tecnologica.
  • Incentivare la cooperazione tra aziende ai fini della formazione dei lavoratori di ogni ordine e grado.
  • Incentivare i privati e le aziende ai fini del finanziamento delle attività culturali.

 

Per ora mi vengono in mente questi, e forse ce ne sono altri ancora. Se ci pensi su, tutti questi fattori sono importanti per favorire la creazione di lavoro. E non mi pare una cosa semplice. Questa è la ragione per la quale quando sento dire che bisogna concentrarsi sul problema del lavoro, e poi sento sciorinare due o tre cosucce, per me quelle parole sono solo demagogia. Demagogie che fanno i sindacati principali, che fanno i sindacati antagonisti, che fanno i politici.

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