Per me il tempo presente non è il momento giusto o opportuno, nemmeno sbagliato o inopportuno; è semplicemente l’istante esatto in cui stai vivendo. Non è, né giusto, né opportuno.

 

Il tempo presente non ha alcuna qualità, così come non l’hanno nemmeno il tempo passato o quello futuro. Il tempo non è un contenitore di valori. È solo l’inquadramento di uno o più momenti determinati in cui accadono degli eventi cui l’uomo da valore. Ma il valore, il contenuto, non appartiene al tempo, bensì all’evento.

 

Quando dico che bisogna ancorarsi al presente, è perché si può essere realmente presenti solo nell’istante in cui l’evento o gli eventi stanno accadendo, non prima e non dopo. Nel prima stai per essere, ma non sei; nel dopo sei stato, ma non sei.

 

 

Dalì - persistenza della memoria

Dalì – persistenza della memoria

 

Vuoi vivere senza inseguire?

 

Devi lasciare il passato a se stesso.

 

 

 

 

Diverso, però, è il rapporto col futuro.

 

Secondo alcuni, non abbiamo un buon rapporto col presente perché ci consideriamo eterni. Io, invece, penso che semplicemente supponiamo di poter vivere oltre l’istante presente. Del resto, se così non facessimo, saremmo prigionieri del presente, quindi non ci sarebbe semina e nemmeno il futuro dell’uomo.

 

Dobbiamo vivere il presente, non solo per il presente, ma anche per avere un futuro.

 

Il tempo considerato come momento opportuno, ha senso solo se il tempo è una nozione cronologica e quindi fisica. Infatti, perché un momento sia opportuno, è necessario che l’evento in esso contenuto sia valutabile.

 

Solo in tal caso possiamo prevedere le stagioni, la produzione, i comportamenti seguenti agli eventi, le conseguenze e le implicazioni. E possiamo prevedere queste cose perché esiste il passato, cioè, un insieme di tempi presenti che si sono succeduti e durante i quali si sono verificati degli eventi che costituiscono la nostra conoscenza o esperienza.

 

Solo in funzione dalla nostra capacità di previsione, possiamo cogliere il momento opportuno nell’istante presente.

 

Questo ragionamento vale anche per l’incontro. L’incontro, di per sé, non ha una valenza positiva o negativa, acquisisce una valenza solo in ragione di ciò che ne segue. Quindi in ragione del futuro; ma lo è anche in ragione del passato, poiché ciò che ne segue è valutabile solo a posteriori.

 

Il momento giusto è tale solo quando, a posteriori, possiamo valutare la qualità dell’evento contenuto nel (ex) momento presente considerato.

 

Però, possiamo anche dire che tutti i momenti passati sono stati opportuni, perché hanno forgiato la nostra cultura, esperienza, conoscenza. Indipendentemente se quell’insieme di momenti presenti trascorsi, che fanno parte del passato, siano stati utilizzati bene o male.

 

E tu come la vedi?

Autore Luigi Zizzari

Questa mia attività, nasce da una profonda curiosità e desiderio di conoscenza dei meandri della mente umana, questa struttura-entità straordinaria che fa dell’uomo un essere unico e affascinante. Mi occupo delle problematiche esistenziali collegate all’ansia sociale e dello studio dei metodi...