Per una società distributiva

 

 

prima parte
 
 

 

Penso a una società in cui tutti lavorano, a un sistema di produzione con il maggior livello possibile di automazione che la tecnologia permette, ciò renderebbe possibile orari di lavoro ridotti  che produrrebbero come effetto un miglior rendimento produttivo e, soprattutto, tempo libero che le persone possono dedicare al proprio privato poiché bisogna lavorare per vivere, non vivere per lavorare.
 

 

Paul Klee - città di sogno

Paul Klee – città di sogno

Penso a una società in cui tutte le persone hanno diritto al medesimo tenore di vita indipendentemente dal ruolo sociale che essi svolgono nelle attività produttive.

 

Lavorare non piace, però quando si lavora senza ricavare una condizione umana decente, non solo non piace ma rende insofferenti, sofferenti, demotivati, insoddisfatti, esasperati, discontinui, depressi, infiacchiti, apatici, inefficienti, incazzati, angosciati, alienati, frustrati.
 

 

Quale modello economico e sociale può rendere giustizia all’uomo? Quali condizioni deve soddisfare? Mi si permetta di cominciare semplicemente con un’elencazione.

 

  a)  Le necessità individuali

 

 
  • Un tenore di vita che soddisfi i bisogni materiali di sussistenza, quelli culturali e creativi, quelli dello svago e relazionale.
  • Il bisogno abitativo e un’agevole attività casalinga.
  • Le esigenze della comunicazione anche con gli strumenti che permette la tecnologia.
  • Le libertà espressive come il pensiero, le religioni, l’arte e gli stili di vita che siano con essi coerenti; in breve l’autodeterminazione delle persone nella loro vita privata.
  • La libertà di decidere per la sorte della propria vita.
 

 

b) le necessità sociali

 

  • Assistenza sanitaria certa, totale e di qualità.
  • Istruzione gratuita e di qualità in tutti i suoi livelli dalle materne all’università.
  • Accesso garantito alle attività culturali e ai suoi presidi.
  • Assistenza umana per tutte le età e le problematiche che queste comportano.
  • Accesso certo alle attività per il tempo libero e lo sport.
  • La piena libertà di autodeterminazione delle relazioni sociali e una nuova definizione di famiglia non vincolata da logiche maggioritarie. 
  • Il lavoro come strumento di garanzia del benessere per tutti.
  • La possibilità di svolgere attività lavorative in modo autonomo.

 

 
La forza lavoro, intellettuale e manuale, è oggi una merce: il suo utilizzo e il suo valore, sono subordinati alle leggi del mercato che, per sua natura, non si pongono come strumento di promozione per il benessere dell’intera collettività, bensì come fattore di profitto per una minoranza di soggetti.

 

 
La società mercantile vive di luce propria, i suoi meccanismi, le sue leggi costituiscono una spirale che trascina dentro gli uomini in modo ineluttabile rendendoli suoi schiavi. Possiamo dire che questa creazione umana, nonostante le sue migliori intenzioni, si è rivelata, alla luce dei fatti, come una prigione di massima sicurezza. Superare questo modello socio economico significa liberare l’uomo, tutti gli uomini: dagli imprenditori ai lavoratori subalterni, dai liberi professionisti agli operatori commerciali.

 

 
Si lavora per vivere, se il lavoro non permette ciò, in termini di tenore di vita, e in termini di tempo libero, perde la sua effettiva utilità e si svuota di significato trasformandosi in un pesante fardello che contamina l’uomo demoralizzandolo e demotivandolo. Questa condizione genera una moltitudine di patologie comportamentali e psicologiche che minano la vita sociale e produttiva della comunità umana.

 

 
La critica del modello capitalistico fa perdere di vista il problema di base che è l’esistenza stessa della società mercantile. La distribuzione dei beni è regolata dalla capacità di spesa e quindi dal reddito degli individui: questa è una caratteristica propria del mercato che non è nato con il modello capitalistico, ma è a esso preesistente giacché il commercio è plurimillenario, tuttavia l’avvento del capitalismo ha accentuato in modo significativo questo fenomeno.

 

 
Non bisogna dimenticare che il sistema mercantile è una creazione umana, così come le logiche che ne scaturiscono, sono funzione del comportamento dell’uomo.

 

La separazione umana nelle forme di popoli, di nazioni, di tribù è da considerarsi il fattore principale della nascita della società mercantile e, il permanere di questa condizione, è l’ostacolo  oggettivo al superamento del sistema economico che ci accompagna oramai da millenni.
 

 

I popoli sono rimasti separati, i loro territori marchiati e confinati, i loro sentimenti resi campanilistici, nazionalistici. La volontà d’affermazione delle etno-culture, sebbene comprensibili, si trasforma in strumenti ideologici di separazione, alimentati ulteriormente da miopie politiche che riducono gli spazi d’integrazione sociale nel momento in cui rifiutano ogni azione concreta di legittimazione culturale.
 
 
 
 

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