Fronteggiamento di ansia sociale e timidezza: i principi cardine della mindfulness

 

Nella mindfulness, il praticante, dato che assume il ruolo dell’osservatore, non ha il compito di giudicare. Egli si muove nel campo della descrizione.

 

L’assenza del giudizio è di fondamentale importanza se vogliamo evitare di cadere nelle trappole mentali dell’emotività che ci riconsegnerebbe prigionieri dei pensieri negativi.

 

L’assenza del giudizio comporta un atteggiamento di accettazione della realtà delle cose così come sono.

 

Salvador Dalì - incontro dell illusione col momento fermo

Salvador Dalì – incontro dell illusione col momento fermo

Il mondo reale che si presenta dinanzi a noi, non è altro che un insieme di cose già date, di dati di fatto che non possiamo più modificare o evitare perché sono già accadute, fanno parte del tempo che è trascorso. Infatti, solo ciò che sta per accadere è suscettibile di modificazioni.

 

La realtà delle cose va accettata perché essa è la nostra vita fino al momento presente.

 

La realtà delle cose va accettata perché essa, è ciò che è, a prescindere da noi stessi.

 

Non dimentichiamo, però, che l’accettazione presuppone anche l’impegno a prestare pazienza.

 

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Relazione tra scelta e razionalità nella timidezza e le altre ansie sociali

 

Benché nella timidezza e in altre ansie sociali, i comportamenti risultano non essere funzionali a una vita sociale soddisfacente, è un errore pensare che un individuo timido, un ansioso sociale in generale, sia una persona che non faccia scelte nelle situazioni ansiogene.

 

L’evitamento, la rinuncia, la fuga, sono – sempre e comunque – il risultato di una decisione e, pertanto una scelta di cui il soggetto è cosciente, anche se spesso non pienamente consapevole.

 

Un processo razionale è quello che utilizza al meglio le informazioni (conoscenze) che si posseggono. Utilizzare al meglio, non implica – necessariamente – il successo dell’azione conseguente.

 

Gino Severini - i giocatori di carte

Gino Severini – i giocatori di carte

Se le informazioni che si posseggono sono falsate, errate, ecc, il processo razionale non può che giungere a conclusioni improduttive.

 

In tal caso, il problema non sta nella logicità del processo razionale, ma nella carenza qualitativa delle informazioni possedute.

 

Ora l’ansioso sociale (timidezza, fobia sociale, disturbo evitante della personalità, ecc) ha, nell’insieme delle sue informazioni possedute (conoscenza), una parte di dati di base (credenze) non confacenti alla realtà, soprattutto quelli che riguardano la definizione del sé e degli altri.

 

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considerazioni fugaci sul nulla e sul pieno

 

 

Roland Barthes definiva quella occidentale, la cultura dei pieni, contrapposta a quella orientale classica chiamata dei vuoti. Chi parla del nulla (vuoti) se non ha cose da fare, parla di ciò che il semiologo francese chiamerebbe “riempitivi”.

Penso che dovremmo imparare a godere di ambedue le condizioni e, in un certo senso, a vedere un pieno anche nel nulla. Il nulla è una dimensione che solo l’uomo poteva concepire.

Il nulla è un’assenza, ma di cosa? Penso che sia assenza di ciò che, individualmente, vorremmo ci fosse o riteniamo debba esserci. Non un’assenza assoluta, ma un’assenza relativa: ai nostri bisogni, necessità, desideri, cognizioni del tempo, della materia e dell’energia (nei suoi vari intendimenti).

 

Tiziana Trezzi – tra…

Per altro verso può anche trattarsi di paura del non essere. Se ritieni di non aver niente da fare, è come se ti sentissi nella condizione di non vivere, di non essere, di non affermarti sia come soggetto sociale, sia come soggetto interagente con lo spazio che ti circonda e con il tempo.

Se adotto questa visione, c’è l’implicazione del rapporto tra tempo e pieno, e tra tempo e vuoto. Anche perché la nostra vita è scandita dal giorno e dalla notte, dal sonno e dalla veglia, e dalla necessità di produrre la nostra sopravvivenza, non solo biologica, ma anche sociale e culturale.

Mentre in tanti stanno a domandarsi quale sia il senso della vita perché, in fondo, la vorrebbero associare necessariamente a qualcosa, io penso che sia quella domanda stessa a non avere senso.

Il senso della vita è la vita stessa.

Tu che ne pensi?

 

 

Pensieri sciolti sulle dimensioni temporali del mutamento interiore

 

 

Penso sia un errore di fondo tendere a “assolutizzare” concetti e principi. Personalmente ritengo che principi, concetti, idee, non abbiano una validità assoluta, cioè non sono valide o giuste sempre e comunque, ma “a condizione”, a determinate situazioni contingenti, storiche ecc.

 

Così come ritengo che certi principi, benché teoricamente o

Piet Mondrian - evoluzione

Piet Mondrian – evoluzione

emotivamente condivisibili, non siano attuabili o non debbano essere attuati in determinate condizioni. Un esempio fra tutti, la pace: non puoi cercare la pace con chi ha tutta l’intenzione di ucciderti, non puoi scendere a patti con l’isis quando il suo scopo culturale, mentale, politico e militare è di sottomettere il mondo occidentale alla legge della sharia e all’islam arcaico. 

 

A mio parere, il mutamento è una variabile dipendente, ed ha anche diverse dimensioni. Se parliamo dell’uomo, allora direi che le dimensioni possono essere, neuro-temporale, cognitivo-temporale, socio-temporale, percettivo-temporale. Dimensioni che possono anche essere interagenti, ma tali interazioni danno vita ad altre dimensioni: il che sta già a indicare che il tempo delle modificazioni abbia diverse modalità e scale di misura. La scala di misura cognitivo-temporale non è la stessa della percettivo-temporale e non è la stessa della socio-temporale. Cosa voglio dire? Che non puoi far coincidere la velocità della variazione tra diverse dimensioni.

 

La probabilità è un concetto in gran parte statistico. Solo se un evento si è già verificato, posso affermare che tale evento è possibile. E se l’evento si è verificato con una certa frequenza o in una data quantità, posso affermare che esso è probabile. Ma il fatto che un evento è possibile e abbia una determinata probabilità statistica, non significa che si debba necessariamente verificare. D’altra parte i concetti stessi di possibilità e probabilità sono veri a condizione che ci sia anche l’implicazione del non verificarsi. Se tale implicazione non esistesse, non dovremmo parlare di possibilità o di probabilità, ma di certezza.

 

La gabbia di carta

 

 

Ho sentito o letto questa frase da qualche parte e mi ha colpita. Non immediatamente, però è cominciato quello che chiamo “effetto tarlo”, la frase, l’immagine hanno cominciato a farsi strada dentro di me piano piano, “tomo tomo, quatto quatto” direbbe Totò!

 

Una gabbia di carta: è una prigione che non esiste, una prigione che potremmo distruggere in un attimo e che invece non distruggiamo.

 

Qualche anno fa ho interrotto una relazione abusante che durava da anni, se dovessi tradurre la sensazione che ho provato in quel momento in un’immagine, sarebbe vedersi prigionieri in una gabbia di cui si ha la chiave, un concetto analogo a quello della gabbia di carta.

 

Il riferimento alla carta però ha innescato altri pensieri, molti dei

Livia Albanese - senza titolo - http://livialbanese.blogspot.it/

Livia Albanese – senza titolo – https://livialbanese.blogspot.it/

problemi, al momento attuale, sono legati ai soldi, soldi mi servirebbero per prendere casa, soldi mi servono per portare avanti l’attività serenamente, soldi mi servono per essere più tranquilla etc.

 

Cosa sono i soldi? Carta? Carta colorata di forma peso e qualità predeterminata ma sempre carta, alla fine.

 

Cosa mi chiedono le banche? Decine, centinai migliaia di rettangolari di carta? Equitalia? Idem.

 

In cosa consiste buona parte del mio lavoro? Nel reperire questi foglietti rettangolari di carta!

 

Con cosa pago i conti? Con la carta.

 

Cosa do’ alla cassiera del supermercato in cambio del carrello pieno di leccornie? Carta…

La penuria di questi rettangolari di carta mi (ci) mette ansia, l’abbondanza mi (ci) mette gioia…

 

Da cosa dipendono la vita e la sopravvivenza di molti? Da questa carta…

 

Improvvisamente ho colto l’assurdità di tutto ciò, un mondo (il mio) governato dalla carta, sto in ansia durante la giornata chiedendomi “riuscirò oggi a raccogliere il numero necessario di rettangolini di carta?”

 

Tutto questo non vuole essere una riflessione filosofica, politica o un momento di pessimismo, e sai perché? Perché ha generato in me una grande tranquillità e leggerezza, è venuta meno la tensione, giochiamo tutti con la carta, come giocare con le figurine. E’ come se avessi scorto un tesoro meraviglioso, tesoro che però è sotto gli occhi di tutti, basta adottare la giusta prospettiva.

 

Quello che trovo singolare è il modo in cui ciò è avvenuto, di solito le mie variazioni di schemi seguono un iter logico, un filo, qui è stato come se venisse acceso il fuoco accanto al ghiaccio, il ghiaccio inevitabilmente comincia a sciogliersi. Il ghiaccio sono l’ansia, la preoccupazione e l’attaccamento.

 

 

 

Quale sinistra?

 

 

SE VUOI ANDARE ALLA PARTE PRIMA

 

PARTE SECONDA

 

 

Per un’idea della politica

 

Oggi si pone l’obiettivo di una liberazione, più radicale, più vera, più giusta, più umana: la liberazione dell’uomo dalla schiavitù mentale, culturale e materiale del mercato; la liberazione dell’uomo in quanto uomo; il superamento dell’uomo-merce, della supremazia dell’ homo economicus sull’ homo umanus, dell’egoismo che si manifesta nell’individualismo spinto, del primato dell’economia nella vita sociale.

 

Ma ci vogliono nuove idee, nuovi progetti, nuovi linguaggi e vocabolario, zero simboli e iconografie. Per sostenere il principio dell’ umanizzazione della società, non è affatto necessario l’utilizzo di termini che rimandano al conflitto tra uomini: la guerra non è tra uomini, ma contro un modello sociale.

 

 

Maurizio Lastraioli - libertà

Maurizio Lastraioli – libertà

In quest’ottica, la storia è utile solo se la si considera come l’insieme degli errori, delle cose da non fare, delle idee da non perseguire (tutte), degli esempi da non imitare.

 

La politica è la scienza del possibile nel presente, e non può che essere mediazione tra le diversità, anche se la mediazione va utilizzata con moderazione.

 

La politica non può reggersi sulle emozioni, sui moti del cuore, sulle tradizioni, ma sulla ragione. E la ragione, nella politica, non si esercita filologicamente, ma sulla base degli elementi occorrenti per il presente, in primo luogo, e per il futuro.

 

In tale ottica, il rigido ricorso alle ideologie date, costituisce un ostacolo a ogni mutamento, poiché le idee, per quanto evolute possano essere, sono inevitabilmente figlie della propria epoca.

 

 

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Quale sinistra?

 

 

 

PRIMA PARTE

 

 

Crisi sociale, politica, e delle ideologie date

 

Oggi si scarica tutto sul capitalismo come se prima l’umanità vivesse in pace e in ricchezza. In realtà il capitalismo è solo una modalità organizzativa della società mercantile (cioè che si regge sul mercato).

In queste condizioni, ci stiamo da 6.000 anni almeno. Per molti la storia comincia nel 700 con l’industrialismo, ma nella realtà, schiavismo, povertà, umiliazione, separazione sociale, ci sta da millenni.

 

Ad esempio, lo schiavismo muta definizione, descrizione, forma, ma è sempre lì da oltre 6.000 anni, praticamente da quando l’uomo ha “inventato” lo scambio di beni trasformandoli in merci; da quando si è cominciato a produrre non più per la propria sussistenza, ma per finalizzarla allo scambio.

Però in quelle epoche remote, tale usanza aveva senso, visto che il mondo, allora, finiva dove si vedeva l’orizzonte; oggi è incapacità d’immaginare e pensare a un modello diverso.

 

Diego Rivera - mexico oggi e domani

Diego Rivera – mexico oggi e domani

Le vecchie ideologie politiche non sono propriamente morte, sono superate perché figlie della loro epoca e perché sono state dogmatizzate, proprio come se fossero religioni teistiche. Ciò le ha rese incapaci di adeguarsi ai mutamenti storici e sociali.

 

Ciò che è superato è antistorico, fallimentare, non adatto alla società umana.

 

Ma questo è anche colpa della base popolare dei partiti di sinistra, che si dimostra incapace di evolversi e, quindi, ha dato potere e ruolo a una classe politica che sfrutta questa idiozia dilagante di massa.

 

 

 

 

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Gli orologi molli

 

 

La chiave di lettura del famoso dipinto di Dalì “La persistenza della memoria” potrebbe essere l’ossimoro.

 

La memoria ha una sua “fisicità”, è concreta, continua, mentre il tempo, rappresentato con la metafora visiva degli orologi molli, è informe, si adatta alla condizione psicologica di chi lo vive e alla situazione contingente. Può essere interminabile o rapido come un battito d’ali.

 

  

 

Dalì - persistenza della memoria

Dalì – persistenza della memoria

Gli orologi, sempre più precisi e sofisticati, lo misurano, ma non danno concretezza al tempo . Esso rimane fluido, soggettivo, relativo.

 

In questa fluidità l’unica certezza è la memoria.

 

Il presente è in continuo divenire, è l’attimo fuggente, il futuro è ancora allo stato di sogno o di progetto, solo il passato è una realtà che ci appartiene.

 

 

 

Cosa è la timidezza?

 

È rapportata solo alle relazioni sociali, al di fuori di queste la timidezza non esiste, vive esclusivamente nel mondo dei rapporti umani e nelle loro manifestazioni sociali di relazione.

 

Una definizione unica della timidezza non esiste, ciò è dovuta al fatto che non è un fenomeno circoscrivibile in confini ben delimitati e si manifesta in molte varietà di modi e intensità.

 

 

Togo - timidezza

Togo – timidezza

Nelle sue forme croniche, assumendo forme stabili, è reputata come un tratto della personalità, mentre nelle forme situazionali e lievi è considerata un’ emozione che entra in gioco come reazione a specifici e limitati stimoli.

 

 

La timidezza si presenta dunque, come un fenomeno inscrivibile in una categoria molto ampia ed eterogenea, questo fa sì che i suoi elementi costitutivi si combinano in una grande varietà di forme, di intensità, e tipologie di disagio che viene arrecato.

 

 

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Cosa fa emergere o rende visibile la timidezza

 

I primi passi per capire la tua timidezza? Pensa ai tipi di situazioni in cui senti imbarazzo, in cui provi agitazione, inquietudine, ansia, timore.
Le riconosci anche perché suscitano in te pensieri di segno negativo.

Pensa anche a quelle situazioni nelle quali sei chiamato/a ad essere primo attore in una qualsiasi forma. Fatti un bell’elenco di queste cose, nero su bianco, perché?

 

Paul Klee - insula dulcamara

Paul Klee – insula dulcamara

Primo: cominci ad inquadrare veramente la situazione, perché le cose che si tengono solo a mente non hanno mai aiutato veramente nessuno ad avere una visione globale;

secondo: ti aiutano a fissare degli obiettivi qualora decidessi di sbarazzarti della timidezza e…..terzo: puoi pianificare e sviluppare la tua strategia di liberazione.

 

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