Come la mente ci rende timidi – parte seconda

alla prima parte

 

Non bisogna confondere il sistema di credenze con l’ intelligenza, infatti esso non è indicativo del quoziente di intelligenza, possono esserci persone con alto livello di intelligenza ma con un sistema di credenze poco articolato e viceversa.

 

Le credenze sono una rappresentazione della realtà, sono un sistema di ipotesi su come funziona il mondo, è conoscenza intesa come un insieme di informazioni che possono essere esplicite e non, che si presentano attraverso modalità figurative, emozionali, esperienze motorie, consapevoli e non, verbali e non; in sintesi informazioni acquisite attraverso una pluralità di modi.

 

I problemi sorgono quando il sistema di schemi non riesce ad accettare le invalidazioni, questo avviene perché ha difficoltà nel sostituire i modelli andati in crisi e quindi, si viene a trovare in una condizione di totale incertezza: l’ipotesi che aveva sviluppato risulta errata e non individua un’idea alternativa che la possa sostituire.

Joan Miro – costellazione stella del mattino

L’invalidazione, di per sé, è la perdita di certezza di una credenza, non propone una nuova credenza, un’alternativa, né opera degli aggiustamenti, correzioni del modello, annulla semplicemente quella che c’era creando un vuoto interpretativo delle cose, è compito del sistema formarne un altro.

 

Tutto ciò determina uno stato d’ansia che normalmente, con un sistema di credenze articolato e quindi elastico è del tutto temporaneo, ma con un sistema poco articolato, rigido, lo stato di crisi innesca una serie di conseguenze che portano ad una condizione di sofferenza; in questi casi il sistema si sente minacciato ed usa varie strategie per far sì che l’invalidazione stessa venga invalidata, in modo da riportare tutto allo stato precedente: la teoria che era stata sconfessata viene ripristinata, come se nulla fosse accaduto. In un certo senso, l’apparato cognitivo per difendere il proprio equilibrio, inganna se stesso.

 

Nella patologia e nelle forme di ansia sociale non patologica come la timidezza, si osserva che il sistema cognitivo non prende atto dei propri fallimenti, non impara dall’esperienza, e continua a ripetere sempre gli stessi errori, tende a rifiutare quelle invalidazioni che lo priverebbero improvvisamente di una grande quantità di capacità di previsione indipendentemente se esse sono oggettivamente valide, infatti propende ad escludere quelle invalidazioni che, procurando un vuoto di modelli, privano il sistema stesso, della possibilità di quelle previsioni a cui era abituato.

 

Facciamo un esempio semplice. Supponiamo che lo scopo di un giocatore sia di non essere escluso dalla squadra titolare, che una sua credenza sia che i coach sono inclini ad escluderlo e che la sua strategia sia quella di imporsi e pretendere. Per risultato si ha che l’allenatore, non sopportando più il suo comportamento, che gli crea troppi problemi, lo esclude dalla squadra. La sua strategia si è rivelata un fallimento visto che non ha raggiunto lo scopo, per non ritrovarsi nella stessa condizione dovrebbe cambiare atteggiamento e invece non cambierà né scopo né strategia perché il risultato non viene interpretato come una invalidazione ma come una conferma della sua credenza “gli allenatori sono inclini ad escluderlo”; significa che il sistema cognitivo dinanzi ad una invalidazione non aveva un’alternativa e quindi per non perdere quel livello di previsione che aveva, nega l’invalidazione.

 

Ci sono diverse modalità con cui il sistema cognitivo reagisce dinanzi ad una invalidazione, vengono chiamate stili di crescita della conoscenza. Sono strategie che il sistema di credenze utilizza per ridurre o annullare gli effetti dell’invalidazione:

 

  • Uno di questi stili è l’esplorazione che agisce in positivo, essa opera modificando la credenza per renderla più coerente con la realtà e quindi più adatta a raggiungere lo scopo.
  • Un altro stile è l’elusione (tipico dei soggetti timidi) che impedisce l’esplorazione in modo che il sistema non possa trovare elementi che confermino l’invalidazione, si manifesta con l’evitamento o la rimozione.
  • L’immunizzazione  blocca quei processi cognitivi che permettono il passaggio da un’idea ad un’altra stravolgendone la logica dell’implicazione che è del tipo “se A è vero allora anche B è vero”.
  • L’ostilità che ha invece l’obiettivo di ridurre il livello di certezza dell’invalidazione, opera manipolando la fonte o riducendone la credibilità.

 

Ho già accennato di come un sistema di credenze poco o non articolato blocca il suo sviluppo, infatti, una nuova idea o va generata o appresa dall’esterno, cose che diventano difficili quando un sistema è povero: non è facile cambiare punto di vista quando si stenta già ad averne uno.

 

Un altro ostacolo per i cambiamenti è costituito dagli automatismi cioè quei comportamenti abitudinari che abbiamo e svolgiamo senza aver bisogno di pensarci su, che facciamo quasi senza rendercene conto proprio perché siamo abituati a farli. Sono meccanismi che il sistema apprende e li trasforma in routine per economizzare, per risparmiare ogni volta di dover avviare un processo di elaborazione per qualcosa che si ripete in modo sistematico.

 

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1 comment

    • germana on 22 Novembre 2014 at 18:08
    • Reply

    conosco persone che da anni portano avanti lo stesso schema,magari fallimentare,senza rendersene conto
    E’ capitato e capita anche a me ed ho vissuta l frustrazione di osservare me stessa agire sempre nello stesso modo e non essere in grado di agire in modo diverso

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