Brevi considerazioni sulla società mercantile [1]

L’accumulo delle ricchezze esprime potere, nella misura in cui, tali ricchezze hanno valore di mercato e, quindi, sono teoricamente e praticamente, vendibili.

La sola possibilità della loro scambiabilità, a prescindere a che si verifichi o no lo scambio, determina la forza di potere della ricchezza.

È il mercato che permette l’accumulo delle ricchezze come accumulo di potere.

Il mercato è il vero cancro della società. Non il modello capitalistico, ma l’esistenza stessa del mercato, che fa dei beni una merce, e della forza lavoro una merce.

Il mercato vincola anche le nazioni. La loro capacità di produzione, di erogare servizi, di realizzare strutture e infrastrutture, è limitata dalla sua capacità di reperire risorse finanziarie. Ma le risorse finanziarie esistono in quanto esiste il mercato.  Senza il mercato, lo Stato sarebbe limitato nella sua operatività, non dal danaro, ma dal limite stesso della capacità umana di produrre, cioè il suo limite sarebbe limitato dal numero di cittadini lavoratori e dalle loro capacità fisiche di produrre beni e servizi, dalla disponibilità oggettiva delle materie prime e/o materiali di produzione.

Raffaello – La scuola di Atene

 

Pensare a un modello sociale e economico alternativo da quello mercantile, risulta di difficile elaborazione, per via degli schemi mentali e culturali umani che imbrigliano sia l’attività immaginativa, sia quella progettuale, entro confini predefiniti. Ne possiamo individuare almeno quattro:

  • La tendenza culturalmente istintiva dell’uomo, a proiettare nel futuro condizioni identiche a quelle del presente o del passato.
  • La tendenza culturalmente istintiva dell’uomo, a considerare uno scenario futuro come se si fosse costituito, nella sua interezza, in un sol colpo, cioè, senza considerare, ponderatamente, il fatto che la definizione di un nuovo modello sociale, si verifica attraverso un percorso che si delinea storicamente per mezzo di una sequenza continua di mutamenti. Ogni società nasce nel seno di quelle che l’hanno preceduta.
  • La tendenza culturale a considerare immutabili determinate caratteristiche, dell’uomo come soggetto sociale, e della struttura del modello sociale vigente.
  • La tendenza culturale a considerare determinati comportamenti umani, ritenuti istintivi, come completamente scollegati da fattori causali che comportano la loro manifestazione: un comportamento istintivo cade in disuso, nel momento in cui lo scopo ultimo di tale istinto, è garantito a priori.

Alcuni elementi che potrebbero portare a un modello sociale poggiato su una logica di distribuzione dei beni, piuttosto che di scambio di merci, cominciano intravvedersi già oggi. Le idee del non-profit, delle banche etiche, dei gruppi d’acquisto, delle microeconomie circolari, degli scambi basati sull’ offerta di tempo, appaiono come fattori che contengono implicitamente elementi di riforma dello scambio.

Si potrebbe anche cominciare con l’introduzione del concetto di “diritto di fruizione” come strumento regolativo dalla partecipazione, e suo riconoscimento sociale, del singolo individuo alla realizzazione del bene comune.

 

note

(1) Definiamo società mercantile, quella il cui modello economico, si regge sullo scambio di merci, cioè sul mercato. È la forma di società in cui viviamo oggi e che ha caratterizzato la storia dell’umanità da epoche preistoriche a oggi. Per una migliore comprensione del concetto diciamo che il modello capitalistico è una forma espressiva e organizzativa della società mercantile, infatti, il capitalismo non può esistere senza società mercantile, ma questa può esistere senza capitalismo: in fondo e ciò che è accaduto prima che il modello capitalistico prendesse forma.

Lascia un commento

Your email address will not be published.