Considerazioni sulla proprietà come garanzia di funzioni essenziali del vivere

Premessa

Nel mondo animale, il territorio che ciascun individuo delimita e difende, come area di propria pertinenza, corrisponde a quella quantità di territorio necessaria alla propria sopravvivenza. Anche i branchi, nel caso degli animali gregari, agiscono allo stesso modo. Gli animali non stanziali, però, occupano il territorio solo in modo temporaneo e lo abbandonano quando si trasferiscono altrove.

La superficie che essi occupano svolge, dunque, una funzione di garanzia. Non c’è dubbio che questo loro comportamento sia istintivo.

D’altra parte gli istinti obbediscono a due leggi naturali fondamentali, la sopravvivenza e la riproduzione, così come altre funzioni degli organismi viventi.

L’esistenza degli istinti ha fondamento nell’incertezza della vita, fintanto che le loro funzioni sono necessarie alla sopravvivenza o alla riproduzione. Se tali necessità decadono, gli istinti a esse legate, cessano di manifestarsi. Infatti, negli organismi viventi, le funzioni che diventano inutili, scompaiano nel corso dell’evoluzione delle specie.

Inoltre, gli istinti animali sono “relazioni” che si svolgono all’interno dei processi auto poietici e che appartengono all’insieme di tutte le interazioni che costituiscono il dominio cognitivo [Maturana, Varela,  Autopoiesi e cognizione,  Marsilio editori].

Argomento

Paul Delvaux – congresso

Il problema è che costoro fingono di ignorare che, con l’evoluzione dell’apparato cerebrale e lo sviluppo dell’autocoscienza, che giunge a produrre il pensiero, la coscienza dell’esistenza dell’istinto di appropriazione, è stata utilizzata, attraverso l’elaborazione di sistemi teorici, per ben altri scopi, che esulano dagli istinti di base originali.

Tuttavia non possiamo ignorare la relazione esistente tra l’istinto di appropriazione finalizzata alla sopravvivenza e “l’istinto culturale” che istituisce il concetto di proprietà privata che, in determinate forme e usanze, svolge una funzione di garanzia.

Qui bisogna, però, distinguere tra le forme di proprietà a sostanziale indirizzo speculativo, da quelle che hanno esclusivamente una finalità di garanzia di funzioni essenziali del vivere che sono l’oggetto di questa trattazione.

In tutta la storia dell’umanità, l’uomo ha sempre dovuto fare i conti con l’incertezza della propria condizione sociale, economica e fisica. L’incertezza del godimento di beni o funzioni fondamentali, come ad esempio l’abitare, è alla base del desiderio di proprietà.

L’appropriazione conferisce stabilità nell’uso e nel godimento del bene e, con l’introduzione del concetto di proprietà nel diritto, con norme che difendono il valore della sua sussistenza, acquisisce maggiore solidità.

Allo stato attuale possiamo dire che la proprietà dei beni essenziali costituisce la garanzia di un loro godimento costante nel tempo. Essa si va a contrapporre all’insicurezza determinata dal fatto che, per un soggetto sociale, l’uso e il godimento di beni che entrano nella disponibilità altrui, non costituisce garanzia di stabilità. Essi, infatti, sono suscettibili del volere di terze persone che possono negare al soggetto non proprietario la fruizione stabile di beni essenziali.

L’unico modo per rendere la proprietà, un concetto o un istituto di valore labile o privo di significato e non necessario, è l’istituzione di una garanzia assoluta e stabile nel tempo del godimento di beni e funzioni a prescindere dalla loro proprietà.

In breve sono il superamento del carattere incerto della fruizione permanente di beni, può comportare l’obsolescenza non solo del concetto di proprietà, ma anche dell’istinto da cui deriva.

In un sistema sociale, in cui non sussistono oggettivamente, materialmente, tali garanzie, l’abolizione della proprietà privata non può che produrre contrarietà e avversione popolare.

Il superamento della proprietà privata è possibile quando, nella mente e nella cultura umana, essa acquisisce insignificanza oggettiva e materiale.

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