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Giu 14 2015

Relazione tra scelta e razionalità nella timidezza e le altre ansie sociali

 

Benché nella timidezza e in altre ansie sociali, i comportamenti risultano non essere funzionali a una vita sociale soddisfacente, è un errore pensare che un individuo timido, un ansioso sociale in generale, sia una persona che non faccia scelte nelle situazioni ansiogene.

 

L’evitamento, la rinuncia, la fuga, sono – sempre e comunque – il risultato di una decisione e, pertanto una scelta di cui il soggetto è cosciente, anche se spesso non pienamente consapevole.

 

Un processo razionale è quello che utilizza al meglio le informazioni (conoscenze) che si posseggono. Utilizzare al meglio, non implica – necessariamente – il successo dell’azione conseguente.

 

Gino Severini - i giocatori di carte

Gino Severini – i giocatori di carte

Se le informazioni che si posseggono sono falsate, errate, ecc, il processo razionale non può che giungere a conclusioni improduttive.

 

In tal caso, il problema non sta nella logicità del processo razionale, ma nella carenza qualitativa delle informazioni possedute.

 

Ora l’ansioso sociale (timidezza, fobia sociale, disturbo evitante della personalità, ecc) ha, nell’insieme delle sue informazioni possedute (conoscenza), una parte di dati di base (credenze) non confacenti alla realtà, soprattutto quelli che riguardano la definizione del sé e degli altri.

 

 

Faccio un esempio. Poniamo che Tizio abbia una credenza di base che lo definisce persona del tutto incapace. Se desidera approcciare una ragazza, il suo sistema cognitivo che è chiamato a valutare e decidere sulla situazione, opera in questo modo:

 

  1. Valuta la situazione in se e i pericoli connessi.
  2. Attinge alla sua memoria, alle definizioni di sé e delle proprie capacità, abilità, accettabilità.
  3. Valuta il rapporto tra capacità, abilità e strumenti necessari con le proprie capacità, abilità sociali e strumenti disponibili per stabilire le probabilità di fronteggiamento efficace.
  4. Svolge un’analisi di previsione
  5. Decide il comportamento da attuare.

 

Giacché il sistema cognitivo di Tizio, assumendo dati su di sé e le sue prerogative, scopre che tali informazioni lo definiscono totalmente incapace, conclude (punto 3) che non ci sono le condizioni per un esito positivo: capacità, abilità e strumenti disponibili non sono sufficienti. Chiaramente la valutazione previsionale delinea un fallimento.
La sua mente pensa già le conseguenze immediate, per esempio, flash d’immagini di persone che lo deridono, lo sguardo di lei con un’espressione schifata, o infastidita, comunque sia, di respingimento. Magari pensa al suo fallimento, alla figuraccia che ha fatto, ecc.

 

La paura subentra quando la mente stabilisce che c’è un pericolo.

 

In questo caso sono il fallimento e le conseguenze immaginate. A quel punto entra in gioco l’ansia che, assieme alla paura, lo incita a decidere in fretta. È come se gli dicessero: “Vedi che stai tremando (o sudando, ecc.) come un matto? Che il cuore sta per esplodere? Se non fai subito qualcosa per fermare tutto ciò sei finito!”.

 

Tizio deve prendere una decisione, in un microsecondo pensa “allora, facciamo il punto della situazione, non sono capace, questa situazione non sono in grado di gestirla, i mezzi che occorrono non sono disponibili per me, ergo, fallirò miseramente. Devo evitare questo fallimento, devo ammettere che non è per me, l’unica cosa che posso fare è di evitare quel che è già evidente: mi devo fermare, lasciar stare”.

 

Il ragionamento di Tizio, dato il tipo di informazioni che possiede, non è affatto irrazionale e la sua decisione è razionale, ragionevole e comprensibile. Comunque raggiunge un obiettivo, non fallire e far cessare ansia e paura!

 

Potrebbe mettere in discussione la validità delle informazioni che possiede?

 

Certamente, anche questa sarebbe un’attività logica, forse più funzionale, ma è comunque solo una delle ipotesi logiche che è possibile fare.

 

Infatti, ad esempio potrebbe decidere di sfidare ansia e paura e tentare lo stesso per verificare fino a che punto è realmente incapace e magari scoprire che il suo non è un problema di capacità, ma di esercizio di abilità sociali; oppure potrebbe dire a se stesso che i pensieri non sono sé e non sono realtà, e così via.

 

Comunque sia, anche se fortemente condizionato, Tizio fa una scelta perché prende una decisione e sa di averla presa, quindi ne è anche cosciente.

 

Che poi le scelte risultino efficaci o no, funzionali o no, liberatorie o no, ecc, questa è un’altra storia.

 

Qualunque cosa faccia l’uomo, nel momento in cui decide, fa sempre una scelta. Ogni sua azione (escludendo i riflessi automatici, ovviamente) presuppone sempre una decisione.

 

Anche la non decisione è una scelta, si sceglie di non decidere. Inoltre quando l’uomo prende una decisione è anche cosciente di farlo, persino nei raptus della follia, sebbene non ci sia consapevolezza!

 

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1 ping

  1. Anonimo

    […] forzata, condizionata o non condizionata che sia. Al riguardo ti rimando a un articolo sul tema: http://www.homomentis.it/scelta-e-ra…ansie-sociali/ […]

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