Nov 18 2014

La gabbia di carta

 

 

Ho sentito o letto questa frase da qualche parte e mi ha colpita. Non immediatamente, però è cominciato quello che chiamo “effetto tarlo”, la frase, l’immagine hanno cominciato a farsi strada dentro di me piano piano, “tomo tomo, quatto quatto” direbbe Totò!

 

Una gabbia di carta: è una prigione che non esiste, una prigione che potremmo distruggere in un attimo e che invece non distruggiamo.

 

Qualche anno fa ho interrotto una relazione abusante che durava da anni, se dovessi tradurre la sensazione che ho provato in quel momento in un’immagine, sarebbe vedersi prigionieri in una gabbia di cui si ha la chiave, un concetto analogo a quello della gabbia di carta.

 

Il riferimento alla carta però ha innescato altri pensieri, molti dei

Livia Albanese - senza titolo - http://livialbanese.blogspot.it/

Livia Albanese – senza titolo – http://livialbanese.blogspot.it/

problemi, al momento attuale, sono legati ai soldi, soldi mi servirebbero per prendere casa, soldi mi servono per portare avanti l’attività serenamente, soldi mi servono per essere più tranquilla etc.

 

Cosa sono i soldi? Carta? Carta colorata di forma peso e qualità predeterminata ma sempre carta, alla fine.

 

Cosa mi chiedono le banche? Decine, centinai migliaia di rettangolari di carta? Equitalia? Idem.

 

In cosa consiste buona parte del mio lavoro? Nel reperire questi foglietti rettangolari di carta!

 

Con cosa pago i conti? Con la carta.

 

Cosa do’ alla cassiera del supermercato in cambio del carrello pieno di leccornie? Carta…

La penuria di questi rettangolari di carta mi (ci) mette ansia, l’abbondanza mi (ci) mette gioia…

 

Da cosa dipendono la vita e la sopravvivenza di molti? Da questa carta…

 

Improvvisamente ho colto l’assurdità di tutto ciò, un mondo (il mio) governato dalla carta, sto in ansia durante la giornata chiedendomi “riuscirò oggi a raccogliere il numero necessario di rettangolini di carta?”

 

Tutto questo non vuole essere una riflessione filosofica, politica o un momento di pessimismo, e sai perché? Perché ha generato in me una grande tranquillità e leggerezza, è venuta meno la tensione, giochiamo tutti con la carta, come giocare con le figurine. E’ come se avessi scorto un tesoro meraviglioso, tesoro che però è sotto gli occhi di tutti, basta adottare la giusta prospettiva.

 

Quello che trovo singolare è il modo in cui ciò è avvenuto, di solito le mie variazioni di schemi seguono un iter logico, un filo, qui è stato come se venisse acceso il fuoco accanto al ghiaccio, il ghiaccio inevitabilmente comincia a sciogliersi. Il ghiaccio sono l’ansia, la preoccupazione e l’attaccamento.

 

 

 

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Nov 17 2014

Quale sinistra?

 

 

SE VUOI ANDARE ALLA PARTE PRIMA

 

PARTE SECONDA

 

 

Per un’idea della politica

 

Oggi si pone l’obiettivo di una liberazione, più radicale, più vera, più giusta, più umana: la liberazione dell’uomo dalla schiavitù mentale, culturale e materiale del mercato; la liberazione dell’uomo in quanto uomo; il superamento dell’uomo-merce, della supremazia dell’ homo economicus sull’ homo umanus, dell’egoismo che si manifesta nell’individualismo spinto, del primato dell’economia nella vita sociale.

 

Ma ci vogliono nuove idee, nuovi progetti, nuovi linguaggi e vocabolario, zero simboli e iconografie. Per sostenere il principio dell’ umanizzazione della società, non è affatto necessario l’utilizzo di termini che rimandano al conflitto tra uomini: la guerra non è tra uomini, ma contro un modello sociale.

 

 

Maurizio Lastraioli - libertà

Maurizio Lastraioli – libertà

In quest’ottica, la storia è utile solo se la si considera come l’insieme degli errori, delle cose da non fare, delle idee da non perseguire (tutte), degli esempi da non imitare.

 

La politica è la scienza del possibile nel presente, e non può che essere mediazione tra le diversità, anche se la mediazione va utilizzata con moderazione.

 

La politica non può reggersi sulle emozioni, sui moti del cuore, sulle tradizioni, ma sulla ragione. E la ragione, nella politica, non si esercita filologicamente, ma sulla base degli elementi occorrenti per il presente, in primo luogo, e per il futuro.

 

In tale ottica, il rigido ricorso alle ideologie date, costituisce un ostacolo a ogni mutamento, poiché le idee, per quanto evolute possano essere, sono inevitabilmente figlie della propria epoca.

 

 

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Nov 05 2014

Quale sinistra?

 

 

 

PRIMA PARTE

 

 

Crisi sociale, politica, e delle ideologie date

 

Oggi si scarica tutto sul capitalismo come se prima l’umanità vivesse in pace e in ricchezza. In realtà il capitalismo è solo una modalità organizzativa della società mercantile (cioè che si regge sul mercato).

In queste condizioni, ci stiamo da 6.000 anni almeno. Per molti la storia comincia nel 700 con l’industrialismo, ma nella realtà, schiavismo, povertà, umiliazione, separazione sociale, ci sta da millenni.

 

Ad esempio, lo schiavismo muta definizione, descrizione, forma, ma è sempre lì da oltre 6.000 anni, praticamente da quando l’uomo ha “inventato” lo scambio di beni trasformandoli in merci; da quando si è cominciato a produrre non più per la propria sussistenza, ma per finalizzarla allo scambio.

Però in quelle epoche remote, tale usanza aveva senso, visto che il mondo, allora, finiva dove si vedeva l’orizzonte; oggi è incapacità d’immaginare e pensare a un modello diverso.

 

Diego Rivera - mexico oggi e domani

Diego Rivera – mexico oggi e domani

Le vecchie ideologie politiche non sono propriamente morte, sono superate perché figlie della loro epoca e perché sono state dogmatizzate, proprio come se fossero religioni teistiche. Ciò le ha rese incapaci di adeguarsi ai mutamenti storici e sociali.

 

Ciò che è superato è antistorico, fallimentare, non adatto alla società umana.

 

Ma questo è anche colpa della base popolare dei partiti di sinistra, che si dimostra incapace di evolversi e, quindi, ha dato potere e ruolo a una classe politica che sfrutta questa idiozia dilagante di massa.

 

 

 

 

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Ago 12 2014

Gli orologi molli

 

 

La chiave di lettura del famoso dipinto di Dalì “La persistenza della memoria” potrebbe essere l’ossimoro.

 

La memoria ha una sua “fisicità”, è concreta, continua, mentre il tempo, rappresentato con la metafora visiva degli orologi molli, è informe, si adatta alla condizione psicologica di chi lo vive e alla situazione contingente. Può essere interminabile o rapido come un battito d’ali.

 

  

 

Dalì - persistenza della memoria

Dalì – persistenza della memoria

Gli orologi, sempre più precisi e sofisticati, lo misurano, ma non danno concretezza al tempo . Esso rimane fluido, soggettivo, relativo.

 

In questa fluidità l’unica certezza è la memoria.

 

Il presente è in continuo divenire, è l’attimo fuggente, il futuro è ancora allo stato di sogno o di progetto, solo il passato è una realtà che ci appartiene.

 

 

 

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Lug 29 2014

Cosa è la timidezza?

 

È rapportata solo alle relazioni sociali, al di fuori di queste la timidezza non esiste, vive esclusivamente nel mondo dei rapporti umani e nelle loro manifestazioni sociali di relazione.

 

Una definizione unica della timidezza non esiste, ciò è dovuta al fatto che non è un fenomeno circoscrivibile in confini ben delimitati e si manifesta in molte varietà di modi e intensità.

 

 

Togo - timidezza

Togo – timidezza

Nelle sue forme croniche, assumendo forme stabili, è reputata come un tratto della personalità, mentre nelle forme situazionali e lievi è considerata un’ emozione che entra in gioco come reazione a specifici e limitati stimoli.

 

 

La timidezza si presenta dunque, come un fenomeno inscrivibile in una categoria molto ampia ed eterogenea, questo fa sì che i suoi elementi costitutivi si combinano in una grande varietà di forme, di intensità, e tipologie di disagio che viene arrecato.

 

 

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Lug 22 2014

Cosa fa emergere o rende visibile la timidezza

 

I primi passi per capire la tua timidezza? Pensa ai tipi di situazioni in cui senti imbarazzo, in cui provi agitazione, inquietudine, ansia, timore.
Le riconosci anche perché suscitano in te pensieri di segno negativo.

Pensa anche a quelle situazioni nelle quali sei chiamato/a ad essere primo attore in una qualsiasi forma. Fatti un bell’elenco di queste cose, nero su bianco, perché?

 

Paul Klee - insula dulcamara

Paul Klee – insula dulcamara

Primo: cominci ad inquadrare veramente la situazione, perché le cose che si tengono solo a mente non hanno mai aiutato veramente nessuno ad avere una visione globale;

secondo: ti aiutano a fissare degli obiettivi qualora decidessi di sbarazzarti della timidezza e…..terzo: puoi pianificare e sviluppare la tua strategia di liberazione.

 

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Giu 29 2014

Può il tempo presente essere quello giusto visto nel presente?

Per me il tempo presente non è il momento giusto o opportuno, nemmeno sbagliato o inopportuno; è semplicemente l’istante esatto in cui stai vivendo. Non è, né giusto, né opportuno.

 

Il tempo presente non ha alcuna qualità, così come non l’hanno nemmeno il tempo passato o quello futuro. Il tempo non è un contenitore di valori. È solo l’inquadramento di uno o più momenti determinati in cui accadono degli eventi cui l’uomo da valore. Ma il valore, il contenuto, non appartiene al tempo, bensì all’evento.

 

Quando dico che bisogna ancorarsi al presente, è perché si può essere realmente presenti solo nell’istante in cui l’evento o gli eventi stanno accadendo, non prima e non dopo. Nel prima stai per essere, ma non sei; nel dopo sei stato, ma non sei.

 

 

Dalì - persistenza della memoria

Dalì – persistenza della memoria

 

Vuoi vivere senza inseguire?

 

Devi lasciare il passato a se stesso.

 

 

 

 

Diverso, però, è il rapporto col futuro.

 

Secondo alcuni, non abbiamo un buon rapporto col presente perché ci consideriamo eterni. Io, invece, penso che semplicemente supponiamo di poter vivere oltre l’istante presente. Del resto, se così non facessimo, saremmo prigionieri del presente, quindi non ci sarebbe semina e nemmeno il futuro dell’uomo.

 

Dobbiamo vivere il presente, non solo per il presente, ma anche per avere un futuro.

 

Il tempo considerato come momento opportuno, ha senso solo se il tempo è una nozione cronologica e quindi fisica. Infatti, perché un momento sia opportuno, è necessario che l’evento in esso contenuto sia valutabile.

 

Solo in tal caso possiamo prevedere le stagioni, la produzione, i comportamenti seguenti agli eventi, le conseguenze e le implicazioni. E possiamo prevedere queste cose perché esiste il passato, cioè, un insieme di tempi presenti che si sono succeduti e durante i quali si sono verificati degli eventi che costituiscono la nostra conoscenza o esperienza.

 

Solo in funzione dalla nostra capacità di previsione, possiamo cogliere il momento opportuno nell’istante presente.

 

Questo ragionamento vale anche per l’incontro. L’incontro, di per sé, non ha una valenza positiva o negativa, acquisisce una valenza solo in ragione di ciò che ne segue. Quindi in ragione del futuro; ma lo è anche in ragione del passato, poiché ciò che ne segue è valutabile solo a posteriori.

 

Il momento giusto è tale solo quando, a posteriori, possiamo valutare la qualità dell’evento contenuto nel (ex) momento presente considerato.

 

Però, possiamo anche dire che tutti i momenti passati sono stati opportuni, perché hanno forgiato la nostra cultura, esperienza, conoscenza. Indipendentemente se quell’insieme di momenti presenti trascorsi, che fanno parte del passato, siano stati utilizzati bene o male.

 

E tu come la vedi?

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Giu 19 2014

Attenti ai pensieri automatici negativi

Ad attivare i sintomi fisici ed i comportamenti evitanti tipici dei soggetti timidi, che sono la via di fuga da una situazione ansiogena, sono i cosiddetti pensieri automatici.

 

Quando un individuo timido, viene a trovarsi in una circostanza che gli provoca apprensione emotiva, la sua mente è percorsa sempre dalle stesse idee, da tipi di considerazioni che si ripetono nel corso della sua vita.

 

Quando una persona timida, nel proprio dialogo interiore, ripete sempre gli stessi pensieri, questi diventano automatici. La sistematicità nella ripetizione delle idee, che vertono puntualmente sulle medesime congetture, genera degli automatismi: i pensieri si ripresentano meccanicamente, istintivamente, quasi inconsciamente; spesso queste persone non ricordano a cosa hanno pensato.

 

Tali idee si sono talmente impresse nella psiche da non essere nemmeno più prevagliate dalla mente, ciò perché il sistema cognitivo economizza su tutte le attività ripetitive, si risparmia di attivare un processo di valutazione per operazioni che sono già state elaborate, per cui pensieri e comportamenti ripetitivi vengono memorizzati come routine.

 

 

Schiele - colui che vede se stesso

Schiele – colui che vede se stesso

Quelli automatici sono pensieri che, essendosi ripetuti sempre in associazione a determinate situazioni sociali, si presentano rapidamente senza alcuna azione di riflessione, ogni qual volta il soggetto timido vive o si appresta a vivere tali circostanze.

 

L’automazione di questo pensare spinge l’individuo a concentrare tutta la sua attenzione sul flusso di idee precostituite e non riesce a mettere in campo delle alternative, la mente resta bloccata sullo stesso binario, un’ingessatura che salta ogni processo logico: non c’è un susseguirsi concatenato e sequenziale di un insieme di pensieri.

 
L’assoluta mancanza di un processo di analisi razionale è la caratteristica tipica, costante e immutabile dei pensieri automatici, perciò restano indifferenti se l’evidenza dimostra tutta la loro falsità, anzi semplicemente ignorano quell’evidenza.

 

Al soggetto timido, i propri pensieri meccanici appaiono del tutto ragionevoli, giusti, logici: egli è convinto della loro validità e più questi si autoripetono più si convince della loro giustezza senza mai metterla in dubbio.
In alcuni casi, non sanno spiegarsi il senso o la ragione dei loro pensieri automatici.

 

Il fenomeno costituisce il prevalere di un sistema di credenze che non ha superato le invalidazioni, che pur si presentano con una certa continuità nel corso della vita di un individuo, e che anzi vengono rigettate dall’apparato cognitivo.

 

La caratteristica dei pensieri automatici, nelle persone timide e negli ansiosi sociali in generale, è che sono negativi, orientati sempre alla negazione di proprie capacità o abilità relazionali ed ai giudizi sfavorevoli o ostili degli altri, inoltre utilizzano sempre la stessa modalità nel dare un significato agli eventi.

 

Esempi frequenti di pensieri automatici negativi sono:

 

  • Non piaccio
  • Sono noioso
  • Gli altri non hanno una buona opinione di me
  • Non so cosa dire
  • Non so come comportarmi
  • Sono un incapace
  • Sono un fallito
  • Agli altri sembro ridicolo
  • Gli altri rideranno di me
  • Sono un perdente
  • Sono inferiore agli altri
  • Sono strano
  • Gli altri penseranno che sono stupido
  • Gli altri pensano che sono un idiota
  • Gli altri sono meglio di me
  • Non sono buono a niente
  • Sono inaccettabile
  • Non sono una persona attraente
  • Mi guardano tutti
  • Sono diverso dagli altri
  • Non sono un tipo normale
  • I timidi non piacciono
  • Gli altri mi rifiuteranno
  • In queste situazioni gli altri non fanno come me
  • Si accorgeranno che non sono all’altezza
  • Gli altri stanno sempre a giudicare e criticare
  • Si accorgeranno subito che sono timido e sarò considerato un debole
  • Con gli altri non ci so fare, non mi so inserire
  • Non riuscirò mai

 

L’automaticità di questi pensieri, generalmente, sfugge allo stato cosciente degli individui, non sono soltanto ai soggetti timidi, ma a tutte le persone in generale perché manca l’abitudine a individuarli.

 

In realtà quelli automatici non necessariamente sono pensieri

, possono manifestarsi anche come immagini, come sequenze visive tipo una clip, ad esempio, se ho paura degli squali mi immagino la scena in acqua aggredito da uno squalo.

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Apr 29 2014

Sciocco chi crede che la politica si possa fare con scelte semplici

 

 

Ho sempre sostenuto che la politica deve essere fatta da chi è concretamente consapevole dell’enorme complessità della società contemporanea con la sua moltitudine delle problematiche afferenti la vita sociale, la sua organizzazione e gli interessi, non solo economici, che muove.

 

I fenomeni economici, e quelli sociali, sono il risultato del comportamento di milioni di persone che, anche quando si muovono secondo modelli comportamentali di massa, sono e restano, pur sempre individui che, in quanto tali, possono sfuggire alle stesse logiche di massa. Non a caso, le previsioni che si fanno, persino quelle degli “esperti” sono sistematicamente smentite dai fatti.

 

L’enorme mole della produzione legislativa fatta dall’uomo, sulle quali si sta sempre a lamentare le carenze, è la dimostrazione più evidente della grande difficoltà di regolamentare il mondo sociale. E questo è un dato storicamente definito, non è un problema solo di oggi, è un problema atavico, ultra millenario.

 

 

Renato Birolli - la trebbiatrice

Renato Birolli – la trebbiatrice

 

Quando sento qualcuno affermare che bastano soluzioni semplici e cose semplici da fare, non posso che pensare di avere di fronte a me, una persona sciocca.

 

La stessa cosa mi vien da pensare quando ascolto individui che teorizzano “la politica delle piccole cose”. Salumieri, massaie e filo profeti di visioni ascetiche, pensano che gestire la propria vita individuale sia la stessa cosa del gestirne milioni. Eppure essi proprio arrancano persino a gestire la loro singola vita.

 

Per le persone ignoranti, quelle che non hanno una concreta visione globale, le cose in cui non sono impegnate in prima persona, sono sempre facili da fare. Infatti, alcuni di queste si fanno persino eleggere, e falliscono miseramente. E anche questo è un dato storico assodato.

 

La politica deve essere fatta di scelte  e progetti  articolati, poiché devono muoversi in una società complessa in cui ogni singolo problema è interagente con altri. Prendiamo, ad esempio, il tema del lavoro. Ciò è possibile in modo strutturale e non episodico, solo se si crea sistema , se si interviene in tutti i settori e sub settori sociali.

 

Intanto, in Italia, mentre  destra, centro e centro sinistra, si lanciano in una politica dogmatico-ideologica contro certi diritti del lavoratori, la sinistra s’illude che con il solo rilancio dei lavori pubblici, il salario minimo e la semplice regolamentazione dei contratti di lavoro, si risolvano le questioni di quest’importante aspetto della vita sociale.

 

Tutte toppe messe su un abito ormai lacero. Ancora una logica che insegue i problemi per crearne persino altri. La questione del lavoro si risolve anticipando i tempi, disegnando un sistema che si strutturale. Qua si tratta di:

 

  • Pianificare l’industrializzazione sul territorio.
  • Sviluppare un piano nazionale  industriale.
  • Sviluppare piani industriali regionali, perché bisogna puntare a che le regioni possano raggiungere il maggior livello possibile di autosufficienza dei beni e dei servizi prodotti. Cioè fare delle economie locali il fattore nevralgico dello sviluppo economico.
  • Elaborare un piano nazionale e regionale dello sviluppo turistico.
  • Sviluppare un piano nazionale della salvaguardia del paesaggio, dei beni ambientali in chiave ecologica ed economica.
  • Sviluppare un piano nazionale della promozione dei beni culturali.
  • Sviluppare un piano nazionale del trattamento e smaltimento degli rsu, con tanto di sistema correlato industriale regionalizzato.
  • Sviluppare un piano nazionale della politica bancaria e del credito alle aziende.
  • Sviluppare un piano nazionale di riassetto della pubblica amministrazione e delle procedure burocratiche.
  • Sviluppare un piano nazionale e regionale dell’edilizia e dei lavori pubblici.
  • Sviluppare una nuova legislazione del lavoro che garantisca chi lavora e punisca chi si defila.
  • Elaborare un ruolo moderno dei sindacati che devono smettere di fare politica e diventare luogo di difesa dei diritti dei lavoratori, luogo di progetto e proposta industriale, luogo di collocazione dei lavoratori.
  • Sviluppare una nuova legislazione di previdenza sociale che non faccia venir meno i consumi per chi è senza lavoro (reddito di cittadinanza).
  • Riformulare la scuola (che va inventata), l’università, la ricerca, e l’avvio ai mestieri.
  • Eliminare l’obbligo di iscrizione agli albi professionali per esercitare le professioni (io eliminerei proprio gli albi), introducendo solo un esame abilitativo gestito dalle università.
  • Imporre alle aziende la formazione del personale.
  • Reprimere con veemenza, e dico proprio veemenza, la criminalità organizzata, la concussione e la corruzione, l’evasione fiscale.
  • Incentivare la cooperazione tra aziende ai fini della ricerca scientifica e tecnologica.
  • Incentivare la cooperazione tra aziende ai fini della formazione dei lavoratori di ogni ordine e grado.
  • Incentivare i privati e le aziende ai fini del finanziamento delle attività culturali.

 

Per ora mi vengono in mente questi, e forse ce ne sono altri ancora. Se ci pensi su, tutti questi fattori sono importanti per favorire la creazione di lavoro. E non mi pare una cosa semplice. Questa è la ragione per la quale quando sento dire che bisogna concentrarsi sul problema del lavoro, e poi sento sciorinare due o tre cosucce, per me quelle parole sono solo demagogia. Demagogie che fanno i sindacati principali, che fanno i sindacati antagonisti, che fanno i politici.

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Mar 20 2014

Tributo alla mia amata città

Happy ( We are from #Stabia)

 

[youtube]http://youtu.be/fPizfv18BE4[/youtube]

 

Castellammare di Stabia raccontata da Giovanna

 

 

vedute stabiesi di gioli 3

 

simbolismi

 

 

vedute stabiesi di gioli 2

 

vedute stabiesi di gioli 1

 

 

giovanna  stabia

 

 

 

Castellammare di Stabia raccontata da me

 

Castellammare di Stabia 099

 

 

Castellammare di Stabia 097

 

Castellammare di Stabia 130

 

Castellammare di Stabia 123

Castellammare di Stabia 039

 

 

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