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Ago 06 2015

La difficoltà a teorizzare nuovi modelli sociali

 

 

Un grosso problema che si riscontra quando si prova a teorizzare un modello sociale per il futuro, è l’incapacità di sganciarsi dagli schemi mentali del presente che, in genere, hanno un lungo retaggio storico.

 

Questa rigidità fa si che si ragiona secondo modelli e modi elaborativi che ripetono gli schemi valutativi attuali e viziando, quindi, il ragionamento che riguarda il futuro.

 

C’è anche un altro errore cognitivo di fondo che investe la persona quando si prova a immaginare e ipotizzare un modello economico diverso da quello mercantile (si definisce società mercantile quella il cui sistema economico è caratterizzato dallo scambio di merci), ed è la confusione che si fa tra istinto e cultura.

 

La tendenza dell’uomo a ricorrere allo scambio di beni, non è un comportamento istintivo ma culturale.

 

René Magritte - la condizione umana

René Magritte – la condizione umana

L’uomo ha cominciato a fare così, già nella preistoria, perché in condizioni di diffidenza e di non cooperazione produttiva e sociale, era il modo più adatto a stringere relazioni fra tribù, comunità, popoli: una strategia comportamentale, frutto di un processo di elaborazione mentale, che oggi chiamiamo problem solving.

 

Lo scambio è un comportamento finalizzato a concretizzare vantaggi reciproci tra gli attori che vi partecipano e a favorire una relazione continuativa. Infatti, se tutti gli attori ricavano un beneficio da un determinato comportamento, tendono a ripeterlo nel tempo.

 

Questo è un comportamento culturale.

 

Oggi sappiamo che quando un comportamento è reiterato nel tempo, diventa abituale non solo la sua pratica, ma anche l’attivazione dello schema cognitivo che lo sottende.

 

Quest’abituale binomio schema cognitivo/comportamento, facendo parte dell’esperienza e della memoria dell’uomo, infatti, è un fatto culturale, diventa oggetto di trasmissione di conoscenza.

 

Genitori, figure di riferimento e prassi sociale, trasmettono ai nostri bambini tale binomio culturale schema cognitivo/comportamento, e questi lo apprendono.

 

La trasmissione generazionale di conoscenze diventa prassi, norma sia culturale sia giuridica. I contenuti entrano nel novero ”dell’ovvio”, dello “scontato”, persino del “banale”, in termini di cognizione diventano una routine, quindi, non subiscono ma bypassano ogni processo di rielaborazione e invalidazione.

 

L’uomo si abitua in modo radicale a questi schemi cognitivi, essi sono andati consolidandosi nel tempo, tanto che la loro natura culturale risulta meno riconoscibile all’uomo stesso che giunge a considerarli parti costitutive della natura umana.

 

Quando la mente associa alla natura umana il contenuto di uno schema cognitivo, questo s’irrigidisce, tende a diventare un’assunzione permanente e immodificabile, la sua validità acquisisce valore assoluto.

 

Da qui la difficoltà dell’uomo di riuscire a teorizzare, ipotizzare, a volte persino a immaginare, modelli sociali che vanno in conflitto con schemi cognitivi di base.

 

Dato che i contenuti di tale schema cognitivo è considerato come costitutivo della natura umana, non solo non riesce in tali elaborazioni, ma le considera impossibili o improponibili.

 

Tuttavia, va ricordato che tutto quanto è oggetto culturale è fallibile e, nel momento in cui è interpretazione del mondo reale, e appartiene al dominio della descrizione non della realtà.

 

 

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